Lo spreco alimentare: un problema sopratutto di noi consumatori

16.10.2019 11:05

spreco alimentare

 

La FAO (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) fa una distinzione tra i termini perdita e spreco di cibo (1).

Per perdita di cibo s'intende la riduzione (non intenzionale) del cibo destinato al consumo umano che deriva da inefficienze nella catena di approvvigionamento. Nei paesi in via di sviluppo, le perdite più significative si concentrano nella prima parte della filiera produttiva agroalimentare, soprattutto a causa dei limiti nelle tecniche di coltivazione e nella mancanza di infrastrutture elettriche e idriche adeguate. Possono essere anche causati da fattori climatici.

Per spreco alimentare, invece, lo scarto intenzionale di prodotti commestibili, soprattutto da parte di dettaglianti e consumatori, soprattutto causato dalle decisioni di aziende e privati. Nei paesi industrializzati la quota maggiore degli sprechi avviene infatti nelle altre due fasi della produzione: nella distribuzione e nel consumo. Nella fase di distribuzione, invece, spesso vengono scartati tutti quei prodotti che potrebbero non soddisfare esteticamente il consumatore. Ma anche noi siamo responsabili. È nella fase di consumo, infatti, dove si verificano gli sprechi più consistenti.

Con il termine sperpero alimentare si fa riferimento alla combinazione dei due termini precedenti.

Il cibo viene quindi perso o sprecato lungo tutte le fasi produttive della catena di approvvigionamento alimentare.

 

La situazione in Europa

 

In Europa si sprecano, in media, circa 180 kg di cibo pro-capite all’anno, circa il 30% degli alimenti che vengono prodotti (2). A sprecare di più sono gli olandesi (con 579 Kg pro-capite l’anno), mentre quelli a prestare più attenzione, complice forse anche la crisi, sono i greci (con 44Kg pro-capite l’anno). L’Italia, con i suoi 149 kg pro-capite l’anno, si posiziona a metà. (3)

Si stima che – ogni anno - un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo umano vada perduto o sprecato. Si parla di circa 1,3 miliardi di tonnellate. Secondo le stime del WWF, la percentuale globale dello spreco è pari a circa quattro volte la quantità di cibo necessaria a sfamare 800 milioni di persone denutrite. I dati della FAO dicono che in Europa, con il cibo che viene buttato, si potrebbero sfamare 200 milioni di persone (4).

 

Un problema ambientale

 

“Quando guardiamo agli effetti sull’ambiente degli sprechi alimentari”, afferma Emilie Wieben, responsabile delle risorse naturali presso la FAO “ci focalizziamo su tre aree principali: i cambiamenti climatici e il contributo in termini di gas effetto serra della produzione e dello smaltimento degli alimenti sprecati, le risorse naturali utilizzate invano, come il terreno o l’acqua per irrigare e l’implicazione tra degradazione dell’ecosistema e perdita della biodiversità”.

Produrre cibo che non verrà consumato vuol dire sprecare beni primari. Dietro allo spreco alimentare, infatti, c’è una perdita di risorse non solo utilizzate invano nella fase produttiva, ma anche di quelle che occorrono per smaltire questi rifiuti.

In termini di emissioni di anidride carbonica dovute alla produzione di cibo non consumato, se fossero assimilabili alle emissioni di un paese, l’Europa risulterebbe il terzo emettitore al mondo, dopo USA e Cina. Si stima che il gas metano generato a livello globale dai rifiuti alimentari sia equivalente al 7% delle emissioni totali di gas serra. L’impronta di carbonio dei rifiuti alimentari è infatti pari a 3,3 giga tonnellate di gas serra, ossia un terzo delle emissioni annuali derivanti dai carburanti fossili.

A questo si aggiunge il fatto che il 30% della terra coltivabile è dedicata al cibo non consumato, ma soprattutto che l'acqua sprecata è pari a 21% dell'utilizzo globale di acqua.

 

alimenti brutti

 

Un problema economico e sociale

 

Si stima che entro il 2030 il costo totale dello spreco alimentare potrebbe raggiungere i 600 miliardi di dollari. La situazione è allarmante. Soprattutto quando le risorse stanno diventando sempre più scarse, le fonti di acqua potabile si stanno riducendo e i prezzi dei prodotti alimentari stanno aumentando.

Come primi consumatori mondiali abbiamo un potere enorme sui prezzi dei prodotti alimentari. Gran parte dei prodotti che consumiamo provengono da paesi sottosviluppati, quindi la nostra domanda e il conseguente spreco di cibo, non solo aumenta i costi di produzione, ma sfrutta anche i terreni (che dovrebbero essere utilizzati per la raccolta di cibo per le popolazioni indigene) secondo standard e requisiti molto rigorosi che non consentono il recupero dei terreni causando il degrado degli habitat naturali.

Ma non è solo un problema solo economico, ma anche etico e sociale, considerando che ogni anno 2,5 milioni e mezzo di bambini muoiono di malnutrizione mentre nelle nostre case si sprecano milioni di tonnellate di cibo. (4) Bambini che potrebbero essere nutriti con meno della metà del cibo che sprechiamo.

 

Soprattutto un nostro problema

 

Nel nostro Paese gli sprechi domestici rappresentano il 54% del totale di cibo buttato: ben più di quello che va perso nella ristorazione (il 21% del totale), nella distribuzione commerciale (15%), nella trasformazione della materia prima (2%) o nell'agricoltura (8%).

Siamo quindi noi i maggiori responsabili dello spreco alimentare.  

Ogni anno, buttiamo circa il 30% dei cerali, l’equivalente di 763 miliardi di pacchi di pasta, e il 20% dei prodotti caseari (nella sola Europa 29 milioni di tonnellate). Il 35% di prodotti della pesca, l’equivalente di 3 miliardi di salmoni e il 20% di carne, l’equivalente di 75 milioni di mucche. Tuttavia, a vincere il primato sono la frutta e la verdura: si spreca quasi il 45% di quella prodotta, l’equivalente di 3,7 trilioni di mele. Anche i tuberi, come le patate e le carote, hanno un tasso di perdita altrettanto allarmante (45%). Potete immaginare a quante sacchi di patate potrebbe corrisponde? La FAO ha la risposta: più di 1 miliardo.

 

spreco cibo alimenti

 

spreco alimentare

 

Come cambiare le cose?

 

Accettare la nostra responsabilità e cercare di fare la nostra parte per risolvere questo problema è il primo passo. Nel nostro piccolo, infatti, possiamo fare qualcosa anche attraverso una serie di piccoli accorgimenti. Eccone alcuni:

  1. Stila la lista della spesa e pianifica, per quanto ti è possibile, i pasti in anticipo. In questo modo avrai un maggior controllo degli ingredienti e farai degli acquisti più contenuti in base a ciò di cui hai davvero bisogno;
     
  2. Scegli prodotti di stagione e conservali diversamente in base a quello che abbiamo imparato sul nostro articolo su come si conservano gli alimenti in frigo;
     
  3. Controlla attentamente la data di scadenza e impara a leggere meglio le etichette. Se c’è scritto "da consumarsi entro" è bene non superare quel limite. Discorso diverso va fatto per la scritta "da consumarsi preferibilmente entro" che indica invece la data entro la quale l'alimento ben conservato mantiene le sue proprietà organolettiche e gustative.
     
  4. Dimenticati della frutta e della verdura esteticamente più bella. Sono proprio gli alimenti più maturi, deformati o strani ad essere quelli più saporiti. Inoltre, se scegli sempre le banane più verdi e le carote più belle i supermercati continueranno a rifiutare agli agricoltori la frutta e verdura matura o deformata. Questa filosofia è stata sposata da un'iniziativa sociale, il Last Minute Market” (Mercato dell'ultimo minuto), nata per affiancare le aziende della Grande Distribuzione Organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari e nel loro riutilizzo per fini sociali;
     
  5. Non vergognarti di chiedere la "doggy bag" se avanzi del cibo al ristorante. Puoi portarla a casa e consumarla il giorno successivo: un italiano su tre già lo fa.
     
  6. Un’altra buona abitudine anti-spreco è quella di riscoprire delle ricette da preparare con gli avanzi del giorno prima. Sii creativo e se proprio non hai inventiva, cerca su internet qualche ricetta! Un’idea è quella di riutilizzare le bucce e gli scarti di carote e peperoni per insaporire il brodo o per preparare degli ottimi stufati. Potete congelare altri avanzi come le banane sbucciate per fare il gelato.
     
  7. Fate il compostaggio dei rifiuti organici, trasformando questa tipologia di rifiuti in qualcosa di valore ed evitando che vengano smaltiti in inceneritori o in discarica. Il compostaggio domestico viene spesso scelto come opzione da coloro che desiderano avere un ottimo fertilizzante da utilizzare per le proprie piante in vaso, per il proprio giardino o per l’orto domestico. Inoltre, i regolamenti comunali prevedono uno sgravio fiscale sulla TARI (la tassa sui rifiuti) per chi sceglie di effettuare il compostaggio domestico. Se non avete una compostiera domestica, potete cercare le compostiere comunali, ma non sono ancora così diffuse.
     
  8. Infine, ma non per importanza, per prevenire lo spreco alimentare è importante fare educazione alimentare, soprattutto nelle scuole.


 

Fonti:

 
  1. Spreco di alimenti: fatti e cifre chiave. Consultato il 14/10/2019http://www.fao.org/news/story/it/item/196466/icode/
  2. Food and Agriculture Organization (FAO), Global food losses and waste. Extent, causes and prevention
  3. Lo scandalo dello spreco di cibo – quanto e come sprechiamo (FAO) https://www.foodscovery.it/foodheroes-magazine/lo-scandalo-dello-spreco-cibo/
  4. Food and Agriculture Organization (FAO), Globally almost 870 million chronically undernourished - new hunger report http://www.fao.org/news/story/en/item/161819/icode/
  5. Food and Agriculture Organization (FAO), Food Wastage Footprint Impacts on natural resources
  6. FAO 2011, p. 4.


 
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